La fraternità Religiosa dei Frati Minori Cappuccini

Chiama la morte “sorella” e raccoglie cantando

Francesco nasce ad Assisi nel 1181, da Pietro di Bernardone e Donna Pica, Il padre è il più ricco mercante di stoffe di Assisi e ciò permette al giovane Francesco una giovinezza allegra e spensierata, divenendo il re delle feste. In seguito ad alcune vicissitudini importanti e determinanti quali ia prigionia a Perugia, una lunga malattia, la famosa Notte di Spoleto, l’incontro con il lebbroso e il Crocifisso di San Damiano, la vita di Francesco cambia totalmente fino al punto di lasciare la ricca casa del padre per sposare la donna più bella: Madonna Povertà. Francesco si da totalmente a Dio a tal punto da non essere più un uomo che prega ma "l’uomo fatto preghiera" e, due anni prima di morire, nel 1224, durante una quaresima in onore di S. Michele Arcangelo, sul monte della Verna, ricevette le stimmate della Passione di Nostro Signore. Nel 1226, la sera del 3 ottobre, nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli, detta Porziuncola, dopo aver benedetto i suoi frati, muore sulla nuda terra. Un’antica tradizione francescana raccoglie, nella festa di S. Francesco, i frati per celebrare la morte, o meglio, il Transito. La morte per S. Francesco è particolare: lui la chiama sorella e, all’età di quarantaquattro anni, raccoglie cantando. Più che trattarsi di una fine o di una conclusione dolorosa sembra trattarsi di una festa di vita, di un cammino verso la vera vita, un passaggio pasquale.

 

Anche quest’anno i frati minori cappuccini del Santuario Sacro Cuore sono stati fedeli alla tradizione francescana e, con l’aiuto prezioso delle suore Immacolatine dell’Ordine francescano Secolare, di un ministro ordinato, di alcuni collaboratori parrocchiali e dell’Azione Cattolica, èstato rappresentato il Transito di S. Francesco. Alle ore 21:00 del 3 Ottobre, dopo il saluto del Padre Guardiano, ha inizio la rappresentazione sacra. In un’atmosfera di silenzio e raccoglimento, i frati portano in chiesa, sopra una barella, Francesco (interpretato magistralmente da un giovane dell’Azione Cattolica) e lo adagiano ai piedi dell’altare, sotto una scenografia rappresentante la Porziuncola. Si ricordano gli ultimi istanti della vita del Serafico Padre, alternando letture dalle Fonti Francescane e Bibliche a canti eseguiti stupendamente dalle suore e dall’A.C.
La rappresentazione si è conclusa con la benedizione del Padre Guardiano, fra Salvatore Ambrosino.

 

"Laudato si’, mi Signore per nostra morte corporale da la quale nullu homo vivente po’ skappare... Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate e serviteli cum grande humiltate" (FF 263)

 

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